Il mio solitario di fidanzamento? È ricondizionato!

I cambiamenti climatici e la crescente preoccupazione per l'ambiente hanno mosso le persone a voler impegnarsi di più, per quanto possibile, nel ridurre il proprio impatto sul pianeta...
Il mio solitario di fidanzamento? È ricondizionato!

I cambiamenti climatici e la crescente preoccupazione per l’ambiente hanno mosso le persone a voler impegnarsi di più, per quanto possibile, nel ridurre il proprio impatto sul pianeta. Soprattutto per le generazioni più giovani, è importante fare qualcosa per cambiare la situazione attuale, cercando di spingere anche le aziende a voler attuare pratiche più sostenibili. Tutto questo tocca ogni settore del commercio, compreso quello della gioielleria. Anzi, secondo un recente studio, i consumatori sarebbero guidati nelle loro scelta d’acquisto proprio dalle informazioni che le aziende danno circa i prodotti. Per esempio, chi cerca anelli di fidanzamento desidera ora più che mai conoscere l’origine dei materiali e delle pietre preziose, e avere informazioni sulla tracciabilità del prodotto. Il 77,5% dei soggetti coinvolti nello studio, addirittura, è disposto a pagare di più pur di avere un articolo tracciabile.

Nell’ottica di un settore gioielliere più sostenibile spicca la pratica della rigenerazione dei gioielli. Vediamo di cosa si tratta e perché può essere considerata una soluzione per salvaguardare l’ambiente.

Cosa sono i gioielli ricondizionati

Quando parliamo di gioielli ricondizionati, che si tratti di anelli o di altre tipologie quali collane o orecchini, facciamo riferimento a tutti quei preziosi usati, ma che però sono stati appunto rigenerati. Una rigenerazione fatta da esperti e a regola d’arte fa sì che un gioiello riacquisisca la sua originaria bellezza e si mostri tale e quale a uno nuovo di zecca. Questo processo, così minuzioso e certosino è prerogativa di professionisti della rigenerazione di gioielli come per esempio gli esperti della gioielleria ReLusso. Questa, nello specifico, è specializzata nella vendita di gioielli usati e rigenerati anche firmati e di lusso, contribuendo così al bene del pianeta. Sì, perché i preziosi ricondizionati sono non solo belli per gli occhi e meno costosi per il portafogli, ma anche sostenibili.

Perché i gioielli ricondizionati sono sostenibili

Indossare un gioiello di lusso e di grande valore è qualcosa che sicuramente rende più sicuri di sé. Ma a che costo? É risaputo che produrre gioielli è una delle attività che mette più a repentaglio la salute del pianeta, proprio perché dietro a tutto il processo ci sono l’impoverimento del suolo, l’inquinamento dell’acqua, l’uso di tecniche pericolose per la natura, l’uso di sostanze chimiche, la deforestazione e, ancora, metodi invasivi per il recupero delle materie prime.

Acquistare un gioiello ricondizionato, invece, dà la possibilità di contribuire alla lotta contro l’inquinamento, e di ottenere d’altra parte un piccolo oggetto di pregio a un prezzo più basso del nuovo. Nessuno si accorgerà mai del fatto che il gioiello sia rigenerato: anche se appartenuto in precedenza a qualcun altro, l’anello in questione riportato a nuova vita non avrà nessun segno legato allo scorrere del tempo o al continuo utilizzo.

L’importanza di abbracciare etica e sostenibilità ambientale

A proposito di gioielli ricondizionati e sostenibilità, non tutti sanno che molto spesso dietro a un anello con tanto di pietra preziosa ci stanno episodi di violenza, dolore e sopraffazione.

Iniziamo con il dire che gran parte delle pietre preziose, diamanti soprattutto, provengono da alcuni dei Paesi più poveri del pianeta. Sierra Leone, Repubblica Democratica del Congo e Liberia sono alcuni di questi. In questi Paesi i lavoratori, spesso soprattutto ragazzini, sono costretti a lavorare in condizioni inaccettabili che sono lontane anni luce da quei concetti citati nella carta dei diritti umani. In alcuni casi, poi, l’acquisto di materiali preziosi da popoli in difficoltà rischia di diventare motivo di conflitto nei territori di estrazione.

Questo tema è stato egregiamente trattato nel film con Leonardo di Caprio “Blood Diamond – Diamanti di sangue” che, tra l’altro, ha anche ricevuto diverse candidature all’Oscar. Il film voleva essere una sorta di denuncia che aveva come obiettivo quello di fare luce su un mercato molto spesso pericoloso e ingiusto nei confronti delle aree più povere e problematiche del mondo.

Sempre in questa circostanza, venivano messi sotto i riflettori anche i casi in cui i diamanti provenienti da determinate zone sono stati utilizzati per finanziare guerre e conflitti, come quello in Sierra Leone per esempio.

Proprio per questo, grazie all’alleanza tra l’ONU e altre organizzazioni, è entrato in vigore nel 2003 il Sistema di Certificazione Kimberley, un accordo che garantisce che i profitti derivati dal commercio dei diamanti non finiscano per finanziare conflitti di nessun genere.

Gioielli rigenerati per un mondo più green

In un mondo sempre più attento all’ambiente, dove l’essere green ed eco-friendly è più necessario che mai, anche il mondo della gioielleria cerca di fare la sua parte.

Una delle prime metodologie per abbracciare una produzione più sostenibile è quella di optare per la creazione di pietre preziose sintetiche, che possa diminuire le emissioni di Co2 legate ai processi di lavorazione. Si tratterebbe di gemme che non hanno nulla di diverso, a occhio nudo, rispetto a quelle naturali, se non il fatto di essere “estratte” senza interferire con l’ambiente circostante.

In questo contesto, si posiziona bene ancora una volta il trend della rigenerazione gioielli usati anche firmati, di cui la gioielleria ReLusso è pioniera. Un buon modo, per non dire ottimo, di ridurre non solo l’impatto ambientale, ma anche di dare una nuova sfumatura al concetto di recupero e riciclo dei materiali.

Image by rawpixel.com on Freepik

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